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Atlantide F.de Gregori

Befana


La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
Viva, Viva La Befana!

Secondo la tradizione italiana e di alcune parti nel mondo la Befana, raffigurata come una vecchia che vola su una scopa, fa visita ai bambini il 6 gennaio, durante la notte dell'epifania, per riempire le calze lasciate da essi appositamente appese sul camino o vicino a una finestra.
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L'origine di questa figura va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell'anno solare (solstizio invernale, Sol Invictus) e l'inizio dell'anno lunare.[3]

Anticamente la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti, figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. A guidarle secondo alcuni era Diana, dea lunare legata alla vegetazione, secondo altri una divinità minore chiamata Satia (=sazietà) o Abundia (= abbondanza). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni che sfociarono nel Medioevo nella nostra Befana, il cui aspetto, benché benevolo, è chiaramente imparentato con la personificazione della strega.

L'aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell'anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori, all'inizio dell'anno (vedi ad esempio la Giubiana e il Panevin o Pignarûl, Casera, Seima o Brusa la vecia, oppure il Falò del vecchione che si svolge a Bologna a capodanno). In molte parti d'Italia l'uso di bruciare un fantoccio a forma di vecchia o di segare un fantoccio a forma di vecchia (in questo caso pieno di dolciumi), rientra invece tra i riti di fine Quaresima, sempre con il significato di porre fine all'anno vecchio.

In quest'ottica l'uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l'anno nuovo.

Un'ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all'inizio dell'anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine "strenna") e durante la quale si scambiavano regali.

La Befana si richiama pure ad alcune figure della mitologia germanica, Holda e Berchta, sempre come personificazione della natura invernale.
Fonte: http://it.wikipedia.org


“Evviva il panevino,
la focaccia sotto il camino,
fagioli per i figli, fieno per i buoi,
polenta per i bambini, santità ed allegrezza”

La Befana nella tradizione popolare

In Italia la figura è molto popolare in tutta la penisola, anche se il termine deriva probabilmente da una parola di origine toscana. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la vecchietta, che si muove volando su una scopa (altro attributo proprio della strega), scivola nei camini con il suo capace sacco pieno di doni per i bambini buoni e di carbone per quelli che durante l’anno appena trascorso si sono comportati male, e sistema i medesimi nelle calze appese a bella posta vicino ai letti.

In Toscana vi è anche la canzone della Befana, la “befanata”, canto sacro, ma più frequentemente profano, che un giovane travestito da vecchia e accompagnato da suonatori ripete di casa in casa la sera dell’Epifania.

Le Befane italiane sono suddivise in una certa quantità di “tribù”, diverse da regione a regione. Ci sono le Ardoiee del circondario di Belluno; la Berta e la Giampa, sempre nel Veneto; la Donnazza di Borca del Cadore; l’Invidia, diffusa nel pesarese, che percorre le contrade portando cattiveria e mala sorte a chi ha la sventura di incontrarla: la Maratega e la Redodesa, che vivono lungo il corso del fiume Piave; nel bolognese ci sono le Borde, che provocano la nebbia. A Iesi abitano le Vecchie, nella Val di Chiana e nel circondario di Arezzo le Vecchiarine. In Istria ci sono le Rodie, che corrono cavalcando le nuvole nel vento impetuoso che, quando scoppia un temporale, spinge la grandine sulle campagne.

Anche in Lombardia la Befana si confonde con una creatura del vento. Nel milanese si dice che “balla la vèggia” quando si vede un tremolio di luce prodotto dai vapori sottilissimi che si sollevano da terra nelle giornate canicolari. Così nel pavese chiamano “vèggia” o “gibigiana” il medesimo fenomeno. Nel bresciano, invece, la “ecia” è più propriamente una strega; quando si vede sulle pietre il tremolio della calura si dice: “El bala la Ecia”. Si crede che questa strega torni sotto terra all’arrivo del freddo. A lei si devono i semi infecondi nei campi, il marciume delle erbe e le malattie delle bestie.

Fonte: http://www.centrostudilaruna.it


Sulle rive del Giordano
dove l’acqua diventa vino
per lavare Gesù Bambino
per lavare la faccia bella
giunti siamo alla Pasquella

Oggi, nella liturgia cristiana occidentale, l’Epifania celebra la manifestazione di Dio agli uomini nel suo Figlio, del Cristo ai Magi. Ma inizialmente questa festa, nata in Oriente intorno al 120-140 d.C. fra gli gnostici basidiliani, celebrava il battesimo di Gesù. “Quelli della setta di Basilide” scrive Clemente Alessandrino “festeggiano anche il giorno del suo battesimo trascorrendo tutta la notte precedente in letture. E dicono che fu il 15° giorno del mese di tubi del 15° anno di Tiberio Cesare (per alcuni l’11° giorno dello stesso mese)“.

La celebrazione del battesimo aveva un significato particolare per coloro che, come gli gnostici basilidiani, credevano che l’Incarnazione del Cristo fosse avvenuta non alla nascita ma al battesimo. Il 15° giorno di tubi - ovvero il 6 gennaio – era la data paleoegizia del solstizio invernale nella quale tradizionalmente si festeggiava il nuovo sole. Fu dunque naturale celebrare l’”Incarnazione” del Cristo in quella data simbolica; analogamente i cristiani di Roma fissarono più tardi il Natale nel giorno in cui si celebrava la nascita del Sol Invictus.

Poi la festa, purificata dagli elementi gnostici, venne adottata dalle Chiese orientali: sicché si trasformò nella quadruplice celebrazione della nascita del Cristo, dell’adorazione dei Magi, del suo battesimo e del primo miracolo a Cana. E anche il nome mutò significato: inizialmente era Epipháneia, ovvero in greco “apparizione” e in senso traslato “manifestazione sensibile di una divinità”. Il battesimo del Cristo, secondo gli gnostici basidiliani, era dunque una Epipháneia.

Le Chiese cristiane orientali la modificarono in tà Epipháneia ierá con la variante tà Epiphánia ierá, ovvero “le feste della manifestazione”, dove Epipháneia o Epiphánia era aggettivo neutro plurale; e infine semplicemente tá Epiphánia, le Epifanie, per indicare le varie “manifestazioni” del Cristo: la nascita, il battesimo e il primo miracolo di Cana. Gli orientali la chiamavano e la chiamano ancora eortè ton phôton, ovvero “festa delle luci”, come riferisce San Gregorio Nazianzeno: espressione in cui si avverte l’eco dell’antica tradizione mazdeica della luce.

La festa delle Epifanie si diffuse intorno al IV secolo in Occidente, e all’inizio del V fu adottata a Roma dove si modificò, perché nello stesso periodo, come si è ricordato, la Chiesa romana aveva cominciato a celebrare il Natale del Cristo il 25 dicembre : divenne prevalentemente la celebrazione della venuta dei Magi e fu tradotta in Epiphanīa, “manifestazione” – al singolare -, oppure in Manifestatio (Fulgenzio) o in Festivitas declarationis (san Leone Magno); ma vi si univa inizialmente anche il ricordo del battesimo di Gesù e del suo primo miracolo a Cana.

Nel V secolo era ormai popolare a Roma, come dimostrano vari Sermones di Leone Magno letti in occasione della festa. “Una stella più fulgente delle altre” diceva Leone “attira l’attenzione dei Magi, abitanti dell’Estremo Oriente. Essi erano uomini non ignari nell’arte di osservare le stelle e la loro luminosità, per questo compresero l’importanza del segno. Certamente operava nei loro cuori la divina ispirazione“. I Magi, aggiunge in un altro sermone, erano stati istruiti anche dall’oracolo di Balaam: “Un astro spunterà da Giacobbe, uno scettro sorgerà da Israele“. Come si ricorderà, Balaam è descritto nell’Antico Testamento come mago e indovino; ebbene, molti esegeti cristiani affermavano che l’istituzione dei Magi risaliva a Balaam, che identificavano, come si è già accennato, con Zoroastro. Papa Leone Magno sembra accettare questa interpretazione: ancora una volta si rivela la fitta trama di connessioni tra la religiosità iranica e il cristianesimo.

Infine san Leone Magno offre dell’Epifania il suo profondo significato: “È il segno sacro di quella grazia e l’inizio di quella vocazione per cui non solo nella Giudea ma in tutto il mondo si sarebbe predicato il Vangelo“; e aggiunge: “Ciò che era cominciato nell’immagine si compie ora nella realtà- Infatti, irraggia dal cielo, come grazia, la stella, e i tre re Magi, chiamati dal fulgore della luce evangelica, ogni giorno in tutte le nazioni accorrono a adorare la potenza del sommo Re“.

Tutti questi temi confluirono in vari testi medioevali, dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine all’Historia Scholastica di Pietro Comestore e alle Meditationes, un testo erroneamente attribuito a san Bonaventura da Bagnoregio, ma riconducibile all’ambiente francescano toscano della fine del XIII secolo. Le Meditationes giustificano la data del 6 gennaio raccontando che “nel tredicesimo giorno della sua nascita Gesù Bambino si manifestò ai Gentili, cioè ai Magi, che erano pagani“. E aggiungono che il motivo per cui si deve festeggiare l’Epifania è che “oggi la Chiesa viene ricevuta da Lui nella persona dei Magi poiché la Chiesa è formata dai Gentili, cioè dai pagani. E il giorno della sua nascita Egli apparve ai Giudei, personificati dai pastori, ma solo pochi Giudei accolsero il Verbo, ovvero il Figlio di Dio. Oggi Egli appare ai Gentili, o pagani, e questa è la Chiesa degli Eletti“.

Mentre l’Epifania, penetrata in Occidente, diventava prevalentemente la festa della rivelazione di Gesù al mondo pagano, in Oriente la diffusione del Natale “romano” che cadeva il 25 dicembre trasformava tà Epiphánia, le Epifanie, nella celebrazione del battesimo del Cristo nel Giordano e del primo miracolo.

Fonte: http://wunderkammern.wordpress.com

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